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Una Lunga Storia PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
luned́ 15 giugno 2015

La lunga Storia di Umberto e la Sua Musica

Ho trovato girando per il web ..questo bellissimo racconto della storio di Umberto …dai Suoi inzi fino al 2006 …anno in cui era in uscita l’album con Masini …

ho trovato l’articolo veramente interessante …ed ho preferito riportarlo per intero …ovviamente tutti i diritti sono riservati …e qual’ora l’autore ..si riconoscesse in questo articolo puo’ chiederci di rimuoverlo all’istante …a

a tutti voi buona lettura …

Umberto Tozzi nasce a Torino il 4 Marzo del 1952. Come lui stesso ha avuto modo di dichiarare in varie interviste, la sua famiglia non era particolarmente agiata, il padre faceva il poliziotto, la madre non lavorava e badava ai figli.Umberto è il più giovane dei tre fratelli di casa, gli altri sono Mafalda e Franco.

foto_tozzi

Quest’ultimo, sebbene nelle varie interviste rilasciate il Nostro non gli abbia mai riconosciuto troppa importanza, giocherà un ruolo assai determinante nell’avviare il

cantautore torinese alla professione.

Nato a Rodi Garganico il 26 marzo 1944, il fratello maggiore Franco Tozzi, negli anni 60 lascia il cosiddetto “posto sicuro” alla Lancia di Chivasso per tentare l’avventura musicale con un gruppo di giovani.Nel 1964 ottiene un primo riconoscimento partecipando al Festival di Castrocaro con il brano “Due case,due finestre” e vince il

prestigioso concorso canoro, il che gli spianerà la possibilità di una carriera breve ma ricca di successi.

Infatti l’anno successivo partecipa di diritto a Sanremo e soprattutto al Festival estivo di Saint Vincent, dove pur arrivando secondo dietro la super-star dell’epoca

Orietta Berti, sforna quello che ancora oggi è il suo più grande hit , “I tuoi occhi verdi” , con il quale vende circa 800.000 copie e con cui ottiene negli anni ’80

uno strepitoso successo alla trasmissione televisiva “Una rotonda sul mare” condotta da Red Ronnie .

Nel ’66 partecipa ancora a Sanremo con la canzone “Io non posso crederti” ed ad alcune fortunate trasmissioni televisive .

Nel ’67 ottiene un discreto successo con la canzone “Perdonala”, tuttavia la sua stella sta lentamente ma inesorabilmente tramontando.

E proprio in questo periodo comincia a collaborare con il fratello Umberto, il quale lavorerà inizialmente nel suo spettacolo live con il gruppo “Il suo primo amore”,

dove suona come chitarrista, più o meno continuamente, sino al 1975.

Franco Tozzi è stata sicuramente una figura centrale nella vita artistica dell’illustre fratello, del quale forse ha poi sofferto una sorta di “irriconoscenza” .

Del resto lo stesso Umberto in una recente intervista televisiva ha dichiarato di non volerne sapere dei consigli del maggiore, la cui carriera, secondo lui, è stata in qualche modo rovinata o compromessa da diversi errori “strategici” da parte sua e delle case discografiche.

Resta il fatto che probabilmente , senza il successo di Franco, non sarebbe forse mai nata la stella di Umberto Tozzi.

Ultimamente i rapporti tra i due si sono comunque piuttosto risanati ed Umberto nel 1995 ha scritto per il fratello il brano “Ecco Perché” inserito in un suo album inciso per la Duck Record e mai proposto nella sua discografia ufficiale.

 

1.2. LE PRIME ESPERIENZE DISCOGRAFICHE

la strana società

Nel 1967-68 iniziano le prime esperienze musicali di Umberto Tozzi, forte delle “entrature” procurate dal fratello Franco e di un ‘indiscussa perizia musicale come chitarrista.

A parte l’esperienza live con il Tozzi maggiore, che lo porta in giro per il modo con la sua Tournèe , entra a fare parte nel 1968 di un gruppo di giovanissimi , gli Off Sound, con il quale muove i suoi primi passi autonomi.

Era l’epoca dei Beatles e dei Beach Boys, ed Umberto resterà sempre in debito con la grande scuola inglese e americana degli anni ’60.In particolare nutriva una grande

ammirazione per uno dei due colossi dei Beatles, Paul McNartey;curioso è un aneddoto narrato dallo stesso Tozzi, riguardo ad un epico concerto a Venezia,

in Piazza San Marco, allorché fu disposto a diversi sacrifici e peripezie pur di ascoltare da vicino il suo idolo.

Per quanto riguarda la scuola americana, in particolare la “west coast”, il cantautore non ha mai fatto mistero di nutrire una particolare ammirazione peri il “sound”

californiano.E negli anni sarà proprio un californiano, Greg Mathieson, a firmare come arrangiatore i maggiori successi internazionali di Tozzi.

Nel frattempo si diletta a suonare nella Big Band di Patrick Sampson, sempre come chitarrista.

Nel 1972 inizia un’altra parentesi decisiva nella vita musicale di Umberto: insieme a Valerio Liboni fonda il gruppo “La Strana Società” con il quale arriva al successo con il brano “Pop Corn” .Il gruppo esiste sino al 1976 pubblicando diversi brani come “Nel giardino di Tamara” e “Una manciata di sabbia”.

Poi il gruppo si scioglie e se Tozzi prosegue per la sua luminosa storia, Liboni entra a far parte come batterista dello storico gruppo “I Nuovi Angeli”

(quelli di “Anna da dimenticare” e “Donna felicità”) .Le storie musicali dei due non si incroceranno più .La somma di queste esperienze comincia a far entrare Umberto

nei circuiti “giusti” del pianeta discografico.

Nel 1974 insieme a Damiano Dattoli , scrive la canzone “Un corpo,un’anima” che interpretata da Wess e Dori Ghezzi, vince il concorso di Canzonissima, e comincia

ad essere valorizzato anche come autore e nel 1975 scrive per Mia Martini la bella “Io ti ringrazio”. Inoltre entra a far parte con il gruppo dei Data che si colloca come “progressivo”, della scuderia Numero Uno di Battisti e Mogol. Con il primo pare che fece una leggendaria scommessa (poi vinta) asserendo che sarebbe arrivato al successo con delle canzoni in giro armonico ( “Tu” e “Ti amo” lo sono, più o meno) e con il secondo collaborerà nell’Album “Aria e Cielo” del 1998 e nel C.E.T.

(Centro Europeo di Toscolano, in Umbria) dove svolge le funzioni di Docente.

Alla Numero Uno conosce anche Adriano Pappalardo , nella band del quale si occuperà per qualche tempo di cori e chitarre. Ci si avvicina lentamente a quello che sarà

il momento cruciale della vita di Umberto, ossia l’incontro e poi il lunghissimo sodalizio con Giancarlo Bigazzi, produttore e paroliere, che lo accompagnerà sino

al 1991 e all’album “Gli Altri siamo noi”.

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1.3. L’EPOCA BIGAZZI/TOZZI

 

Il cantautore torinese raccontò di come, presentandosi a un amico discografico con dei nastri contenenti le idee dei pezzi che faranno parte di “Donna Amante mia”,

lo stesso gli disse: “Ma perché non te le canti tu queste canzoni ?”. In seguito lo stesso amico lo presentò a Giancarlo Bigazzi. Da qui nascerebbe anche il Tozzi-interprete, unanimemente riconosciuto come una delle più belle voci maschili italiane degli ultimi 30 anni. Ma chi è Giancarlo Bigazzi ? O meglio, chi era prima dell’inizio di questo vincente connubio e della cosiddetta “scuola fiorentina” degli anni 80/90 ? Innanzitutto Bigazzi era un autore già largamente affermato.Aveva firmato i grandi successi di Massimo Ranieri (“Rose Rosse”), Riccardo del Turco (“Luglio”) e di Mario Tessuto (“Lisa dagli occhi blu”).

Poi aveva accompagnato l’ascesa dei fratelli Gianni e Marcella Bella, firmando i loro grandi hit degli anni ’70. Ma Bigazzi scrisse anche per Mina

(“Un colpo al cuore”) e per i Camaleonti. Con Umberto Tozzi comincia ad occuparsi anche della produzione, esperienza che continua con Adriano Celentano

(per cui produce l’Lp “U-uh”) . La storia più recente, dagli anni ’80 in poi, è un susseguirsi di successi discografici : Raf (i primi due album ),Marco Masini,

Aleandro Baldi… Inoltre intraprende anche la carriera di autore di colonne sonore per il Cinema e firma quelle di “Mery per sempre” e “Ragazzi fuori”

di Marco Risi, nonché dell’Oscar “Mediterraneo” di Gabriele Salvatores. Infine, famosa è la sua convinta e divertita militanza nel memorabile gruppo degli “Squallor”.

Quando incrocia il suo destino con quello di Tozzi, l’autore Bigazzi non aveva ancora esperienza come produttore discografico, ma la stoffa c’è anche in questo ruolo,

e non si scappare l’occasione.

 

1.4. IL PRIMO ALBUM

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Nel 1976 esce il primo lavoro solista di Umberto Tozzi. L’Album si intitola “Donna Amante mia” e l’omonimo singolo estratto ottiene anche un discreto successo

discografico. Ma le vendite dell’Album danno magre soddisfazioni a quello che sarà il duo d’oro degli anni ’70, tanto che il Nostro dichiara in un’intervista

di “essere stato poi gratificato nel tempo”.. Il disco non è affatto male e contiene alcune di quelle che sono ancora oggi le “perle” del suo repertorio.

Ma il successo continua ad arrivargli soprattutto come autore più che come interprete.Infatti nell’album compare il brano “Mi manca”

poi portato alla notorietà da Marcella Bella, canzone d’amore con un accattivante refrain e dal testo evocativo:

 

“..Questo bel ristorante lo sognai…larghi nasi sul vetro io e lei..

..ora mangio e mi manca….

..e mi sento egoista qui con te..uno che fa l’artista e non lo è..

..perché rido e mi manca ? ”

” Mi manca il suo ritorno prima delle sei,

mi manca e so di già che la riperderei..mi manca lei..”

 

E Riccardo Fogli ripropone la canzone con il testo addirittura modificato, e le prime strofe , sopra riportate diventano le seguenti:

 

Questa sera non dormo a casa mia

Cercherò chi mi tenga compagnia

Ma la voglia mi manca

Quasi quasi la faccio una follia

E mi cerco una donna tutta mia

Ma la voglia mi manca

 

Ma il vero successo lo ottiene Fausto Leali che interpreta la bellissima “Io Camminerò”:

 

“..La mia donna, la sua allegria..

..che mi riscalderà con il fuoco di un’idea..

..uomo solo ..uomo a metà.. domani nei suoi occhi

tutto il resto affogherà..

E cascate d’amore noi, nell’anima il silenzio da quanto tempo hai ?

Io d’amore ti vestirò ma non mi domandare dove io ti porterò..

Io camminerò, tu mi seguirai…angeli sbagliati noi, ci sarà un cielo ..

.. ed io lavorerò, tu mi aspetterai e una sera impazzirò quando mi dirai..

..che un figlio avrai, avrò”

 

La canzone utilizza due diversi schemi ritmici: un arrangiamento di archi nelle strofe iniziali in continuo crescendo armonico e l’irruzione della batteria

che rende esplosivo il ritornello . Le ottime caratteristiche musicali del brano unite alla sentita interpretazione della voce possente di Leali né fanno un hit

di grande successo. Anche “Donna amante mia” resta a pieno titolo negli annali della musica leggera italiana:L’Album è incentrato, senza alcuna vera digressione,

sul tema dell’amore .Quello consumato brevemente sul treno nella ironica “Ripensando alla freccia del sud L’intimità perduta raccontata in “Mi manca”:

Quello combattuto e tormentato di “Per darti amore” di “Angela” E di “Scegli”: Nel disco infine compare la stupenda “Tu sei di me”,

di cui riportiamo qualche estratto, e che sarà poi incisa da Gigliola Cinquetti per il mercato sudamericano con il titolo “Frutaflor matutina”

che l’interprete incise in un omonimo LP del 1978:

 

Tu sei di me

la voce che canta

Tu sei di me

la mano che pianta

una quercia bambina, tu sei la mattina

Tu sei di me,

la parte migliore,

tu sai di me

vergogna e paure

rimani per me, respira per me

E ti ho perduta un anno ..ieri

e ancora un valzer di pensieri sei

Tu sei di me

il freddo nel letto

Tu sei, al buio

la mia sigaretta

il cane alla luna, un’altra mattina

 

Nel complesso un album gradevole, un disco d’esordio perlomeno convincente, dove però gli arrangiamenti si ancorano alla “bella canzone” italiana, senza particolari

salti innovativi. Questo lavoro, con i riconoscimenti avuti, rappresenta però la cartina di tornasole su quelle che saranno le effettive potenzialità (anche commerciali)

del fenomeno Umberto Tozzi.

 

  1. L’IRRESISTIBILE ASCESA

 

Il promettente autore/interprete (nessuno all’epoca si sarebbe sognato di definirlo cantautore), si presenta l’anno successivo al Festivalbar di Vittorio Salvetti.

Il brano che porta si intitola “Ti amo”, ed è da subito uno dei più gettonati dell’estate, stagione in cui da sempre il mercato discografico italiano entra in fibrillazione.

Ed infatti nell’estate ’77 la concorrenza è agguerrita più che mai: Lucio Battisti è presente con “Amarsi un po'”, Claudio Baglioni con “Solo”, Angelo Branduardi propone “Alla fiera dell’est”..e poi ci sono gli Homo Sapiens con “Bella da morire”, gli Alunni del sole con “A’ canzuncella” e i Collage con “Tu mi rubi l’anima”.

Ma nessuno di questi memorabili brani regge l’urto di “Ti amo”, il primo vero ever-green di Umberto Tozzi.

Il pezzo presenta un arrangiamento ed una struttura fortemente innovativi per l’epoca; le sillabe sono usate come “suono” .

Le parole “Ti amo” vengono ripetute oltre 50 volte nel corso della canzone eppure non si tratta di un testo banale, sebbene sia indubbiamente un testo d’amore:

“fammi abbracciare una donna che stira cantando.e fatti un po’ prendere in giro, prima di fare l’amore, vesti la rabbia di pace e sottane sulla luce…”

ed ancora ” dammi il tuo vino leggero , che hai fatto quando non c’ero e le lenzuola di lino, dammi il sonno di un bambino..”

fino al ritornello che evidenzia le doti vocali dell’interprete che sale ad altissime tonalità: “Ti amo e chiedo perdono ricordi chi sono !?! ..Ti amo, ti amo..”

La canzone presenta un’innovazione vincente nel suo adattare le sillabe al suono ; si ha l’impressione che l’interprete canti “ti amo-ti..” .Oggi la musica è andata talmente

avanti che viene quasi da sorridere di fronte a ciò, tuttavia Bigazzi e Tozzi ebbero l’ardire, all’epoca, di scommettere su una nuova formula e vennero ripagati, eccome.

Nel corso dello svolgimento delle canzone un ruolo centrale lo svolgono i cori : quando Tozzi si allontana dallo schema melodico iniziale indugiando sul refrain

il coro sottostante riprende la melodia (cosa che Tozzi riproporrà poi in diversi brani di successo come “Mama”, “Gente di mare” e “Gli altri siamo noi”).

Ma la frase che più caratterizza ancora oggi il pezzo, restando nella memoria di tutti è la seguente: ” apri la porta a un guerriero di cartaigienica..”

Parole che riassumono la figura che intende (consciamente o meno) dare di sé nei suoi brani il Tozzi prima maniera: quella del ragazzo-uomo, o se si preferisce dell’uomo forte e nello stesso tempo perdente . Il cocktail è perfetto, anche perché il Nostro dimostra di saper stare sul palco e davanti ad una telecamera, presentandosi con il classico look corredato da lunghi capelli rossi, e “Ti amo” domina l’estate, diventando il successo dell’anno, e consentendo infine al cantautore torinese di aggiudicarsi il Festivalbar (durante la registrazione della serata finale all’Arena di Verona, dovette iniziare per ben 4 volte l’esecuzione del brano vincente, a causa della base che si inceppava) .

Il brano, anni dopo, venne tradotto da Steve Piccolo per Laura Branigham (la quale porterà in vetta alle charts USA “Gloria”) ; la strofa iniziale è questa:

Ti amo, God how I love you so

My heart just won’t let go

Day after day I’m still holding on

Even though you’re gone

Inoltre nel 1980 venne riproposto nientedimeno che dalla bravissima interprete francese Dalida. Dalida rese celebre questa canzone in Francia e la fece entrare nell’ Olimpo della musica d’autore francese proponendola in uno dei suoi mitici recital all’ “Olympia” di Parigi nel 1981. L’arrangiamento di Tony Rallo (grande chitarrista jazz)

è sostanzialmente fedele all’originale con una leggera accentuazione delle chitarre e delle percussioni, mescolate a suoni più elettronici.

La stesura del testo nella versione francese è curata da due autori eccezionali : Pascal Sevran (che è in realtà uno scrittore, un romanziere) e Arlette Tabart, critico musicale, donna di grande talento e di estrema versatilità:

“..Combien de lits et de femmes

as-tu laissé derrière toi?

Oublie que je suis ta femme,

regarde-moi, petit soldat.

Io ti amo,je t’aime

ti amo, je chante

ti amo

alleluia pour le train qui s’en va quand tu restes là

Tu viens gouter sur mes lèvres

le vin léger de chez moi

le bonheur prend la relève,

regarde-moi petit soldat,

io ti amo…

Nello stesso anno Umberto pubblica l’Album “E’ nell’aria, ti amo”, che contiene, oltre ovviamente a “Ti amo”, anche altri numerosi pezzi di buona fattura.

La copertina del 33 giri raffigura il celebre quadro di Monnalisa di Leonardo Da Vinci, e proprio al famoso dipinto è dedicata “Il mistero di Lisa”, canzone carina

ma non da ricordare particolarmente:Tozzi comincia in questo LP a toccare i temi “sociali” anche se lo fa alla sua maniera, ossia senza addentrarsi mai

in un discorso veramente “politico”. D’altra parte il Nostro in uno special RAI del 1998 dichiara di “non avere grossa stima di chi parla di politica decidendolo a tavolino” .

Viceversa il testo di “Gesù che prendi il tram” esprime una sentita partecipazione al “quotidiano” degli operai delle grandi fabbriche del nord

(non dimentichiamoci che Tozzi è nato e vissuto a Torino, e che forse non a caso è tifoso del Toro).

Inoltre nel testo si “dissacra” la figura cattolica di Gesù (cosa all’epoca non particolarmente di moda) che vive, secondo Tozzi, nell’umiltà e nell’onestà di queste figure:

Gesù’ che prendi il tram

con la tua tuta blu

e sbirci qua e la’ Gazzette dello Sport

Gesù che entri nel bar

insieme col mattino

cornetto o cappuccino tu lo sai

che troppi figli hai

Gesù ‘che in fabbrica vai, tuta blu

compagno Gesù

c’è un uomo in meno una vedova in più

quanto dai, amico Gesù !?

la pressa guarda le mani

con troppa avidità

Gesù chi buca le mani tu lo sai

e’ sempre l’onesta’ .

Intimista e malinconico è il testo della stupenda “Dimentica dimentica”: Un altro tema affrontato dal cantautore per la prima volta è quello della droga,

unito alla speranza rappresentata dall’amore nella melodica “Se tu mi aiuterai”: Nel rock di “Signora America” fa la sua analisi della società statunitense:

Soprendente, soprattutto per l’epoca, l’ironica quotidianità “affrescata” in “Sciabada”

Il testo di “Love” si caratterizza come autobiografico:

“..e mia madre lo abbracciò,

nascondendo il calendario

e al mattino disse Oh Dio

…nove mesi dopo io,

…nove ore che le ho detto addio

Love, maglie che non metterò…

…perché pungono d’amore”

Un lavoro che nelle parti testuali fa segnalare un’acquisita maturità artistica, ravvisabile in particolare modo nella varietà dei temi affrontati. Musicalmente,

a parte il caso “Ti amo” e il bell’arrangiamento di “Dimentica dimentica” (che evoca, con ispirazione “sospetta” nella parte degli archi, una canzone degli Eagles),

si stenta a fare dei passi avanti, pur restando nei nobili territori della bella e onesta canzone leggera d’autore italiana.

 

2.2. IL MANTENIMENTO DEL SUCCESSO

 

Quando un interprete e/o un autore di musica leggera ottiene un successo di vendite (e nel caso di “Ti amo” il successo fu strepitoso), la cosa più difficile è ripeterlo

e mantenere o consolidare i consensi di pubblico ottenuti. Gran parte della critica musicale era pronta a scommettere sulla “occasionalità” del successo di Tozzi,

il quale, dall’inizio della carriera sino ad oggi, non ha mai avuto un buon rapporto con i giornalisti né ha mai cercato di sviluppare particolari doti “mediatiche” ..

E invece l’anno successivo, nel 1978, Umberto si ripete con un brano che ottiene grande consenso e ottimo riscontro di vendite, ma che oggi si può definire una canzonetta estiva, seppur certamente accattivante, “Tu”:

“..canterò e camminando sveglierò..

..chi sta sognando più di me

..al mondo siamo io e te.. ragazza triste..

canterò la pioggia perché venga giù,

il vento che si calmi un po’, il cielo

perché sia più blu e mi sorrida tu…”

Anche in questo pezzo, come nel precedente hit, Tozzi e Bigazzi ripropongono uno schema melodico bipartito alternato tra voce solista e cori. A questo gioco di rimando partecipano inoltre a pieno titolo anche gli archi dell’arrangiamento. L’effetto sonoro è riuscito, tanto che ancora oggi il brano è uno dei più applauditi e coinvolgenti

nei concerti del Nostro: L’album omonimo che si intitola appunto semplicemente “Tu”, contiene fortunatamente brani di migliore pregio artistico come la misconosciuta

“Tu, domani”, che rappresenta un dialogo interiore con Dio.

Musicalmente “ispirata” è la simpatica “Perdendo Anna” che ottiene anche un buon successo di pubblico ; l’arrangiamento anni ’50 con sfumature jazzistiche particolarmente gradevoli sia nella versione “live” del 1980 che in quella remix del 1999, la rendono una delle canzoni più gettonate dai fans:

“Il dottore dice che ho il cuore

di un atleta e ho tanto da campare

l’acqua e’ calda qui in piscina

sto bene eppure sto perdendo.

Anna lo so

proprio Anna però

al Cavour stasera danno

un film che non le piaceva proprio perché ‘ piaceva a me”

Da segnalare senz’altro “Zingaro” con un azzeccato arrangiamento volutamente gitano, e un testo che vagheggia l’ideale di libertà connaturato alla vita nomade:

Il brano è stato poi proposto da Tozzi sul mercato sudamericano ottenendo notevole successo, con il titolo “Gitano”:

Particolare ed ironico il testo di “Hei sole” mixata con “Tu” mentre la canzone “Sogno C.B.” , scritta da Euro Cristiani, ed inserita nell’album è dedicata al mondo

dei radioamatori. Sicuramente il Nostro mantiene il successo con un’operazione discografica in gran parte commerciale.Tuttavia alcuni spunti confermano la validità

dell’autore e soprattutto si registra la piena conferma delle sue ottime qualità di interprete. Si ha comunque ancora l’impressione che Umberto, come altri in quegli anni,

dia comunque molta importanza ai singoli e ai potenziali Hits, senza curarsi troppo dell’omogeneità degli album, inserendo troppe canzoni “di riempimento”.

 

2.3. L’EPOCA CALIFORNIANA

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Dal 1979 Tozzi inizia una proficua collaborazione con l’arrangiatore californiano Greg Mathieson, che apporta nel “sound” Tozziano , novità certamente determinanti

nel futuro dell’artista. Mathieson, oltre al “trascurabile fatto di aver collaborato con Lennon, .Mc cartney & co., è un esponente di quella “west coast music ”

che il l’artista torinese da sempre ama e cui farà riferimento anche negli anni ’90 , e coinvolge nel progetto “Tozzi” anche altri grossi calibri come Lee Ritenour e

Mats Byorklund .Il risultato di questo connubio è l’album “Gloria” che segna un importante passo avanti nella definizione completa del cantautore.

La title-track furoreggia per tutta l’estate anche se Tozzi lascia il passo ai concorrenti Alan Sorrenti e Gianni Togni nella classifica dei singoli.

Nel tempo, “Gloria” diventa una vera e propria “cult-song” che consente all’artista italiano di giungere in vetta alle charts USA con la versione di Laura Branigham,

inserita da Giorgio Moroder nella colonna sonora del film campione di incassi “Flashdance” nel 1984. Il testo inglese sarà scritto da Trevor Veitch, mentre

Il testo italiano è articolato sulla doppia valenza semantica del titolo inteso e come sostantivo che come nome di donna:

L’esplosivo ritornello, interpretato magistralmente dall’interprete risulta ancora oggi molto coinvolgente:

“Gloria manchi tu nell’aria,

manchi come sale, manchi più del sole

sciogli questa neve che soffoca il mio petto..

t’aspetto Gloria..

Gloria, chiesa di campagna

Acqua nel deserto, lascio aperto il cuore

Scappa senza far rumore dal lavoro e dal mio letto

Dai gradini di un altare, t’aspetto Gloria..”

Viceversa sono la struttura melodica e l’arrangiamento che rendono questa canzone una delle più conosciute tra quelle italiane del secolo. Il valore del pezzo viene

riconosciuto anche negli ambienti della musica colta .Famoso è l’aneddoto dell’allora critico di musica colta del Corriere della sera, che raccontò di come il grande

direttore d’orchestra Von Karajan interruppe un’intervista per ascoltare Tozzi alla radio. E successivamente fu la London Shymponic Orchestral a concedere a “Gloria”

l’onore di una trasposizione sinfonica di grande effetto che il cantautore inserirà nel 1987 nella raccolta “Minuti di un’eternità”.

Nell’album, malgrado l’ingombrante presenza dello storico brano , ci sono molti altri pezzi di qualità, a cominciare dalla nota “Qualcosa qualcuno”:

Il bel testo di “Fatto così” non viene coadiuvato da una altrettanto valida parte musicale:

“..Io ti avverto per chiarezza, così puoi andartene, ragazza

sono abituato a fare più o meno quello che mi pare..

e la notte leggo e fumo e poi sono un diavolo al mattino

e bugiardo e immaturo e non so più far l’amore, è vero..

..ma ho bisogno di sbagliare un’altra volta ed ho cercato te

solo non potevo stare e sono qui…fatto così…un po’ come te

sbagliata anche tu che ritorni da me..”

Grande successo, anche in seguito in versione spagnola, ottiene “Mamma maremma”, sicuramente più frutto della memoria di Bigazzi che del torinese Tozzi:

Struggente è la sentita “Valzer” mentre con “Può darsi” si ritorna ai toni jazzistici e retrò di “Perdendo Anna”:

di buon livello sono anche “Non va che volo” e “Alleluia se “, la più simile a “Gloria” per arrangiamento e struttura , ma con un testo decisamente meno leggero.

“dire addio ad un mondo e alle sue frontiere

dire addio a una moglie dolce e fedele.

Dire addio a mutande di lana lunghe

Dire addio ad un bosco di terra e funghi.

non fa male come dire addio a un ideale..”

Il disco ha pochi punti deboli ma la vera e propria maturazione arriva l’anno dopo con l’LP “Tozzi”, dove l’autore di “Ti amo” si cala definitivamente nell’ambito rock

o, se si preferisce pop-rock, abbandonando i toni morbidi a metà strada tra la canzone cantautorale e quella festivaliera .Il singolo trainante è “Stella stai”,

come sempre vendutissimo, tuttavia è già un segnale nuovo che il titolo dell’album non coincida con quello dell’hit di successo . La canzone ha un arrangiamento

molto bello e accattivante, l’uso delle chitarre distorte e un sapore country-rock , la rendono piacevolissima anche ad ascoltarla oggi. Il testo sbarazzino,

vuol dire assai poco, ma risulta simpatico. Il lato apprezzabile di “Stella stai” non risiede ovviamente nel messaggio ideologico che non aveva alcuna pretesa di lanciare,

ma nella sua struttura che supera l’architettura del formato “classico” strofa/ritornello proprio della tradizione italiana, cosa ripetuta nella similmente roccheggiante

“Dimmi di no” :

“Dimmi di no, non morirò…di fuori no…ma dentro un po’

Dimmi di no e così non ci penso più..

Dimmi di no e sparirò quando ci sei tu…dimmi di no

Starò attento a non incontrarti, ad odiarti ci proverò, ma non credo che

Riuscirò…

Oggi con te sarebbe solo amore vero, anche e soprattutto far l’amore..”

 

Ma nell’album si trova anche una canzone come “Gabbie” dedicata alla dimensione carceraria, dotata di un bel testo significativo ed asciutto e fregiata

di uno stupendo assolo di chitarra ,molto bello è anche il testo della malinconicissima e travolgente “A cosa servono le mani”: In “Calma” si descrive

un irrequieto ambiente famigliare in un pezzo che unisce il classico formato melodico italiano alle più aspre sonorità rock anni ’70,la delicata “Fermati allo stop”

ci regala un ritratto ad istantanee dell’Italia di quegli anni. In “Nemico Alcol” si parla di “delusioni d’amore”, ma soprattutto l’interpretazione di Tozzi

rende un testo insipido comunque accettabile e il pezzo più che gradevole, e l’interprete comincia a misurarsi coi registri sino ad allora non del tutto esplorati del “falsetto” :

L’album indubbiamente più maturo fino a questo momento e il secondo episodio di quella “trilogia Californiana” che si chiuderà con “Notte Rosa” del 1981

(anche se poi Tozzi tornerà a collaborare tout-court con Mathieson nel 1994).

 

2.4. LA PRIMA GRANDE TORUNEE E IL PRIMO LIVE

 

Il decennio si chiude con la pubblicazione del doppio-live “In concerto”, frutto di una tournée dove Tozzi porta in Italia una band di tutto rispetto con , oltre ai già citati

Mathieson, Ritenour e Byorklund , il batterista John Ferraro e Marco Ferradini (quello di “Teorema”) in versione vocalist. Nell’album vengono riportati tutti gli Hits

con versioni decisamente migliorative di “Perdendo Anna”, “Gloria” e “Io camminerò” mentre da dimenticare è la versione di “Qualcosa, qualcuno” cui Mathieson “dona” inspiegabili tastiere dal sapore hawaiano . Inoltre tutto l’LP “TOZZI” (con l’eccezione di “Luci e ombre”) viene riproposto in veste live acquisendo ulteriore spessore

qualitativo.Lo spettacolo che Tozzi porta negli stadi è qualitativamente molto alto ma il successo di pubblico non è esaltante ed infatti l’anno successivo si “ridimensiona” con una tournée teatrale, come spiega con auto ironia in questa intervista del 1981 trascritta da una fan in un sito non ufficiale:

Lo scorso anno portavi in giro una tournée negli stadi , quest’anno invece la porti in giro nei teatri. Che differenza c’è tra stadi e teatri ? C’era un problema perché io facessi questa cosa negli stadi. Era perché lo stage che avevamo affittato per fare il tour dello scorso anno era talmente grande che non ci sarebbe stato in un teatro e quindi eravamo obbligati a spazi aperti. E’ stata un’esperienza sotto tutti gli aspetti positiva anche se non c’è stato il successo di pubblico, però è stata positiva per arrivare a questa soluzione che io ritengo molto più giusta perché è una dimensione che ti fa vivere meglio il pubblico che ti viene a sentire. E’ più bello anche per loro stare più vicini , sentire meglio , in un posto più racchiuso. C’è un feeling molto diverso. Almeno sai , artisti del mio livello. quelli che fanno 20.000 persone i teatri non li possono fare

Al di là della battuta, Tozzi esce consapevolmente dagli anni ’70 come una indiscussa Super star della musica leggera italiana (l’insuccesso parziale della tournée fu dovuto più che altro ad una ancora scarsa cultura live del pubblico italiano, che aveva cominciato a muovere i primi timidi passi con Dalla/De Gregori e il leggendario tour “Banana Republic”) ed avendo assaporato il successo in tutte le salse, entra nel nuovo decennio con la voglia di trovare “nuovi stimoli musicali”.

 

  1. LA CRISI E LA RINASCITA

 

3.1. IL PERIODO DI SPERIMENTAZIONE

 

Nel 1981, continuando la collaborazione con la premiata ditta Mathieson & co., il Tozzi decide di ammorbidire un po’ la tendenza rock del precedente lavoro con linee

melodiche, generalmente in “tonalità minore” e “new romantic”, che ricordano un po’ le canzoni dei Toto (gruppo con cui ha collaborato, non a caso, lo stesso

Greg Mathieson) .L’Album si intitola “Notte rosa” e la title-track resta uno dei più bei pezzi di “rock made in Italy” degli anni 70-80.

La canzone si apre con un Intro di percussioni interrotte improvvisamente da un boato di sferzate di chitarra elettrica, proseguendo poi con un sottofondo di archi

che rendono l’atmosfera by night e la voce di Tozzi in un meraviglioso falsetto che improvvisamente si trasforma in una voce rabbiosa nel potente ritornello:

“..Motore danza, sento già che il motore avanza,

respirerò lacrime e aria che mi sbronza,

danza, non potrei vivere abbastanza senza di lei,

non potrei senza una speranza…”

ed ancora in falsetto:

“Eccomi qui…se dev’essere sia…Notte rosa,

prendi, se vuoi, questa vita la mia….sembra esplosa……”

Il pezzo, che dura nella versione originale oltre 6 minuti, si chiude nuovamente con le percussioni in sottofondo e il progressivo sfumare prima della voce e poi degli archi..

L’Album prosegue con “Barbara” , altro pezzo rock molto tirato e zeppo di chitarre dove il Nostro continua la saga delle ballads dedicate a nomi femminili:

La nostalgia di una purezza musicale delle origini emerge in “Amico pianoforte”, molto successo riscuote l’altro hit estratto dal 33 giri , “Per Angela”, che parte

con un meraviglioso arpeggio di piano e la voce di Tozzi si fa addirittura suggestiva nell’intermezzo (del tutto simile al famoso”…perché il tempo va sulle nostre vite..” di “Si può dare di più”). Le atmosfere si fanno decisamente più soft nella accattivante “Please”e nella dolcissima “Marea” :

“Ogni giorno più mia, mezze scene di gelosia,

pomeriggi in un bar, sorseggiando la tua idea..”

“…marea di fiordalisi stesi a perdita di idea, a perdita di te,

ma se perdo anche te, io chi sono se perdo te,

un delfino in apnea se cambia la marea…

Il rock ritorna duro in “Super lady” , mentre “Amantenova” è un episodio contestualizzabile nell’epoca di incisione del disco, infine le atmosfere evocano ancora lo spirito notturno in “Roma Nord”. Un bel disco dove il Nostro sperimenta nuovi effetti per la sua splendida voce e gli arrangiamenti (molto belli) sono addirittura firmati

da lui stesso. Ma la sperimentazione porta Umberto fuori pista con il successivo “Eva” del 1982.

La non eccessivamente memorabile “Eva” parte, come di consueto, con una intro strumentale ben riuscita coadiuvata da un bel coro, poi il cantautore torinese comincia a dipingere gli esiti di un allora probabile conflitto nucleare a cui si contrappone la speranza/salvezza dell’Amore,tuttavia il pezzo ottiene un discreto successo

(non paragonabile ai precedenti) in Italia e sarà poi ripreso in varie versioni in disparate parti del globo. Il discorso va già meglio con la godibilissima “Mama” ,

dove l’incedere del basso e un ottima parte di batteria/percussioni conferiscono al brano una trainante struttura ritmica, e poi l’alternarsi della voce solista e del coro

nei vari pattern , conferiscono un riuscito effetto d’insieme (anche questa canzone, con testo inglese di S.Piccolo, sarà incisa per il mercato USA da L.Branighan):

” Mama , l’isola sul fiume mi sembra un seno biondo

la mano conta cento riccioli, centro riccioli

….nel mio cuore c’è un frammento o un ricamo chi lo sa..

…di un’estate tamarindo ..persa tanto tempo fa..

…Mama se parli alla luna di lei, di lei..

..dille che un uomo perdona di più quando non ama…”

L’Album scivola via senza grosse sorprese né forti emozioni, tra molti pezzi senza infamia e senza lode, fino ad arrivare alla bella “Faccia d’angelo” dove Tozzi affronta di nuovo il tema della tossicodipendenza, buoni spunti in “Chiuso” e nella romantica “Lo stare insieme”. Un disco di transizione che Umberto sintetizza in un’intervista così:

Parliamo un attimo dell’album… Ti faccio un riassunto generale. I testi sono stati fatti pensando a quello che vivo quotidianamente ,che vedo e che leggo sui giornali

e alla televisione. Infatti c’è un po’ di pessimismo che però credo sia giusto ci sia perché non mi andava di finire questo album dicendo ” e tutti vissero felici e contenti ” . E’ un momento di riflessione dove c’è il problema dell’atomica , dove c’è il problema dello stare insieme ,del vivere insieme , di dividersi e di calpestarsi …degli spazi individuali , dello stress dalla corsa al denaro e tutte queste cose… la vita in città, ecc… Faccia d’angelo è una delle tante storie che sono state fatte sulla piaga della società di oggi che è la droga. E’ una ragazza che ha appunto questa , io l’ho chiamata , faccia d’angelo.

L’anno successivo al Nostro mancano gli stimoli per incidere un Lp per cui si getta sul mercato estivo con la orecchiabile “Nell’aria c’è” . Il singolo viene trasmesso

moltissimo dalle radio ed ottiene un buon successo, certo è che si tratta niente di più che di un motivetto estivo che lo stesso Tozzi non includerà più in nessuna raccolta e in nessuno spettacolo live.

 

3.2. IL PRIMO FLOP E L’ALLONTANAMENTO DALLA RIBALTA

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La mancanza di idee sfocia in un progetto sfortunato come l’album “HURRAH!” del 1984.Il cantautore piemontese lancia sul mercato un singolo dalla ritmica forsennata(“Hurrah!”) e con un buon arrangiamento ma anche con un testo “incomprensibile” ai più e comunque vuoto di qualsiasi appeal. Proseguendo nell’ascolto dell’album

non si trova nulla di molto più buono, dagli arrangiamenti ai testi si ravvisano gli esiti di una produzione a dir poco approssimativa. Tuttavia qualcosa di discreto il Nostro riesce a regalarlo, come nella bella “Non ho che te”, nella ritmica “Fuga in sogno”, nella simpatica “Ci presentò Ugo” e nella significativa ” Guardati indietro”:

In “Tre buone ragioni”, bella canzone pop, Tozzi si presta al duetto con una voce femminile, l’altro materiale incluso nell’album può essere francamente trascurato.

Le vendite vanno così male che Tozzi, in fondo al suo primo vero e proprio flop, viene nettamente emarginato dal mondo discografico e musicale.

Sono anni totalmente in penombra dove la crisi artistica si unisce a quella personale , infatti Umberto si separa dalla moglie Serafina Scialò (madre di Nicola, il suo primo figlio), cosa che inciderà profondamente nella vita del Nostro che in seguito dedicherà diverse canzoni a questo tema.

L’unico impegno che il cantautore porta avanti nel mondo dello spettacolo è la Nazionale cantanti dove incontra Gianni Morandi ed Enrico Ruggeri, con i quali, in un clima di amicizia e la stima artistica, nasce il Progetto di Sanremo 1987.

 

3.3. I CROSBY, STILLS & NASH ITALIANI MANCATI

 

Nel 1987 lo strano trio Morandi/Ruggeri/Tozzi si presenta a Sanremo da grande favorito e non tradisce le attese. La canzone porta la firma di Raffaelle Riefoli (in arte Raf), Giancarlo Bigazzi ed Umberto Tozzi. Lontano dalla ribalta da anni, Tozzi riconquista la platea nazionale con un’esibizione perfetta sia da un punto di vista vocale

che sotto il profilo del look . Il brano” Si può dare di più” , oltre a vincere agevolmente il Festival, sbaraglia le classifiche di vendita ed è programmatissimo dalle radio.

Musicalmente presenta un arrangiamento molto ben pianificato con improvvisi stacchi di batteria che sottolinenano le esecuzioni dei tre interpreti (nelle parti soliste)

e durante le strofe con una bella parte di coro sottostante; il testo, un po’ manieristico, punta il dito sulle tematiche sociali della fame nel mondo, la guerra ecc.,

ed invita ad un generico altruismo:

” ..perché la guerra, la carestia non sono sene viste in tv

ma non puoi dire lascia che sia.., se no né avresti un po’ colpa anche tu

Si può dare di più perché è dentro di noi

Si può dare di più senza essere eroi

Come fare non so, non lo sai neanche tu…

..ma di certo si può dare di più…

..perché il tempo va sulle nostre vite

rubando i minuti di un’eternità…”

I tre monetizzano il successo del singolo pubblicando degli album; Umberto pubblica “Minuti di un’eternità”, una raccolta che contiene le celeberrime “Gloria”, “Ti amo”, “Stella stai”,”Notte rosa”… , ma anche brani meno conosciuti come “Lo stare insieme,”, “Non ho che te” e “Perdendo Anna” (ormai i giovani non né sapevano più nulla).

Il retro del 45 giri contiene invece un bel pezzo di Enrico Ruggeri, anch’esso interpretato dai tre amici, “La canzone della verità”:

In un’epoca in cui i singoli vittoriosi di Sanremo se erano “successi” vendevano ca. 10.000/15.000 copie, “Si può dare di più” né vende 250.000 tra Europa e Giappone,

e fa passare la CGD dalla cassa integrazione ai doppi turni per far fronte alle richieste (gratitudine per Tozzi, in futuro, proprio non ce né sarà).

Ma quest’esperienza avrebbe dovuto avere un seguito, per cui si riportano alcune dichiarazioni rilasciate da Ruggeri sul suo sito ufficiale:

“Potevamo essere i nuovi Crosby Stills e Nash” ricorda Enrico “tre carriere parallele che ogni tanto si incontrano per un progetto comune. E per un momento abbiamo

creduto che questa pazza idea potesse anche funzionare…”. “Effettivamente” dice Ruggeri “questa idea nata con grande entusiasmo prevedeva anche un seguito.

Si era pensato ad una serie di concerti da fare in tre da cui trarre un album dal vivo nel quale ognuno cantava le canzoni dell’altro… ricordo che Umberto voleva per sé

“Il mare d’inverno”, io “Dimentica dimentica”, poi tutti e tre avremmo fatto “Un mondo d’amore”… insomma, una cosa decisamente divertente.

Avevo anche scritto un pezzo apposta, La canzone della verità (che è cantata in tre solo nel singolo, ma non nell’album di quell’anno Vai Rrouge) dove, con riferimenti

piuttosto evidenti, la prima strofa era destinata specificatamente a Morandi, la seconda a Tozzi e la terza a me. Invece poi le pressioni esterne iniziarono a farsi pesanti,

la CGD era allora in mano a dirigenti che non avevano alcuna sensibilità e che fecero di tutto per spingerci a sfruttare nella maniera più biecamente commerciale un progetto nato dall’amicizia, prima ancora che della grande stima professionale che esisteva tra noi. Un’idea ‘pulita’ che non poteva e non doveva diventare qualcosa che finisse per prestare il fianco a critiche di speculazione. Alla fine Gianni fu il primo a dire basta: non potevamo veramente rovinare tutto facendo la maglietta o il cappellino del trio,

il poster del trio, la pubblicità in trio o chissà cos’altro, cosi decidemmo, in perfetto accordo (e, almeno questo, fu molto bello), di rinunciare a tutto il progetto.

Fu veramente un peccato. Come una volta mi disse Gianni, tutto quello che lui ha poi fatto con Dalla poteva accadere nella stessa maniera, con noi, in quell’occasione…”.

 

3.4. LA DEFINITIVA CONSACRAZIONE

 

Al trionfo sanremese segue per la carriera del grande cantautore un altro periodo simile a quello 1977-1980, in cui tutto quello in cui era coinvolto, anche e soprattutto

commercialmente, diveniva oro. Ma la sostanziale differenza era che adesso Tozzi aveva acquisito una maturità artistica che gli consentiva di esprimersi a livelli complessivi molto più alti . Nello stesso anno in cui pubblica la raccolta “Minuti di un’eternità” , pubblica anche lo splendido LP “Invisibile”, composto da tutti brani inediti,

cui collabora anche Raf nella fase compositiva. L’album parla, in principale maniera del rapporto di coppia visitato in tutti i suoi aspetti e in tutte le sue fasi.

Non mancano però episodi dedicati al sociale ( “Al sud”) e con la canzone “Io no” Umberto rinnova artisticamente il suo impegno pubblico contro la tossicodipendenza,

firmando la sigla di chiusura del “Processo del lunedì” di Aldo Biscardi. Il disco si apre con il pezzo di lancio radiofonico “Se non avessi te” , gradevole canzone d’amore:

Si cambia poi totalmente registro con “Canzoni solitarie”, pezzo che usa innovative soluzioni armoniche e dove la voce graffiante di Tozzi si esprime al meglio:

Si prosegue con “Al sud” pezzo dedicato ai sapori mediterranei contrapposti al soffocamento delle metropoli moderne. A parte un bel coro, da segnalare un’ottima parte

per gli “archi” e una bella intro di basso iniziale, il “Side A” si chiude con una stupenda canzone d’amore, “Eclissi”:

Il secondo singolo (uscito poi anche in versione remix curata dall’allora musicista e collaboratore di Umberto, Marco Masini) che ottiene grande successo è “Immensamente”, canzone probabilmente dedicata alla ex-moglie ( come molte altre nell’Lp, cosa comunque negata da Tozzi a domanda diretta), che apre il secondo lato.

L’introduzione suggestiva chiusa da un bell’arpeggio di tastiera lascia spazio alla voce che canta su registri “perfetti” per l’interprete:

La title-track è forse una delle più belle canzoni scritte dal cantautore torinese. L’arrangiamento jazzistico e la voce molto ben curata in una delle più sentite e riuscite

interpretazioni, favoriscono un ascolto sempre molto gradevole, con un testo originale. In “Un amore difficile” il riferimento alla situazione privata è forse ancora più

evidente:

” Com’è difficile trovare un appartamento da affittare per il nostro amore

..non vogliono cani, gatti né bambini ma soltanto un mare di quattrini…e chi ce li dà..

stiamo qui in pensioni provvisorie, non si riesce a far l’amore quando scricchiola il parquet..

penso a te col tuo piccolo stipendio che risparmi e che rammendi..

Com’è difficile questo amore, amore mio

È una scommessa a chi per primo dice addio,

eppure abbiamo sconfitto invidie e gelosie

diseredati da amici e vecchie zie…”

L’album ottiene un discreto successo di critica e di vendite e consolida le quotazioni del cantante. L’anno seguente Umberto si presenta insieme a Raf all’Eurofestival,

e i due si classificano al 4° posto con il pezzo “Gente di mare” che scala le classifiche di mezza Europa. Il pezzo, nella struttura molto simile a una precedente vecchia

canzone dello stesso Raf (“Sabbia nei bar”, inclusa nell’album “Svegliarsi un anno fa”, dove Tozzi suonò le chitarre), parla, come dichiarò Tozzi in varie interviste, del rapporto con il mare, sempre un po’ vagabondo e esploratore, che è proprio del popolo italiano. L’arrangiamento in stile blues e la perfetta integrabilità delle voci dei due

interpreti consentono ad Umberto di aggiungere ancora un tassello alla sua ritrovata popolarità.

E infatti l’anno dopo pubblica un doppio live che resta per mesi in top 20 e che contiene tutti gli hits di Umberto proposti in un concerto al teatro londinese della

Royal Albert Hall, che da il titolo alla raccolta che infatti porta questo titolo, “Royal Albert Hall”. Tozzi da sempre grande venditore di dischi, era però considerato,

in Italia, più che un vero artista, un ottimo artigiano.La considerazione e il rispetto di cui gode all’Estero, ancora oggi non gli sono egualmente tributati da parte della

critica musicale italiana che continua ad inserirlo nel filone italo-pop di Eros Ramazzotti, Laura Pasini ecc. ecc.

Tuttavia la maggior parte dei critici, superata la iniziale diffidenza, cominciano in questi anni a deporre parzialmente le armi, e a riconoscere alla proposta musicale di

Umberto una validità che trascende le stagioni e i gusti musicali del momento. In pratica ormai Tozzi diventa anche per la critica un “cantautore” non nel solo senso tecnico del termine, anche se gli “impegnati” continuano a rimproverargli la mancanza di temi politici o sociali (perché probabilmente non hanno mai avuto modo di ascoltare per intero i pur vendutissimi album),e il riprovevole fatto di vendere milioni di dischi .

 

  1. LA ROTTURA CON BIGAZZI E I NUOVI SUCCESSI

 

4.1. UN ADAGIO PER DIRTI ADDIO

 

In quegli anni Bigazzi aveva formato a Firenze un vero e proprio clan. Al di là della sua annosa collaborazione in tandem con Umberto, produceva i dischi di Marco Masini, Raf, Mia Martini ma anche di Paolo Vallesi, Aleandro Baldi, Alessandro Canino, Danilo Amerio… Avendo deciso per la seconda volta nella carriera di presentarsi a

Sanremo Tozzi aveva scelto un brano già composto dal produttore/compositore toscano: “Un adagio per dirti addio”. Questo pezzo, per motivi ancora oggi non del tutto

chiariti fu dato dallo stesso Bigazzi a Marco Masini, che lo presentò al Festival nella versione che tutti conosciamo di “Perché lo fai !?”

Tozzi si risentì molto di questo episodio e nonostante l’ottimo successo riscosso comunque a Sanremo, il rapporto tra i due si interruppe clamorosamente.

Doveva essere più una questione di principio che di altro, anche perché Umberto si presenta al Festival con “Gli altri siamo noi” e pur non salendo sul podio

esce come “vincitore morale” , vendendo moltissime copie, ed essendo poi premiato al Premio Recanati per il miglior testo dell’anno per la seguente frase:

“..i muri vanno giù al soffio di un’idea

Allah come Gesù in chiesa o dentro una moschea..”

La canzone fu una delle cose italiane più interessanti del 1991; a partire dall’aspetto musicale concepito con il solito schema alternante voce solista/coro tipico del Nostro,

ma anche con l’utilizzazione di sonorità e strumentazione “etnica”. Il testo “ecumenico” non è avaro di spunti interessanti. L’album “Gli altri siamo noi”, completa la maturazione artistica del Nostro, a partire dalla bellissima “Un fiume dentro il mare”, si prosegue con “La strada del ritorno” dedicata alla mancanza del figlio e della compagna:

Il tema dell’adozione è sfiorato nella divertente “Ciao Lulù”. Un altro hit di successo, dopo “Gli altri siamo noi”, è anche “Gli innamorati”, canzoncina alla “Tozzi-prima maniera” ispirata ai famosi versi di Prevert:

Nelle terrazze d’estate al blu

bevendo notte e felicita’

convinti di non morire più

nei lunghi inverni delle cità

Gli innamorati con piccoli voli

galleggiano un metro più in su’

e della vita si mangiano il miele

e a noi non ne lasciano più

Gi innamorati si inventano il sole

nei freddi grappini di un bar

ladri sfacciati di baci e parole

che scappano dalla realtà

Si va poi a “L’amore è quando non c’è più” , bel rock and roll anni ’70 che fa parte di quel vecchio materiale lasciato in disparte che il cantautore inserisce nell’album e alla contemplativa “Io cerco me”. Un album gradevole, pieno di convincenti soluzioni musicali, dove Tozzi canta al meglio e da l’impressione di “lavorare su ogni pezzo” ,

finalmente. Al disco segue la raccolta “studio-collection” “Le mie canzoni”, dove ripropone le versioni originali di tutti i maggiori successi (con l’eccezione dei remix di “Donna amante mia” ed “Io camminerò”) ed inserisce anche “A cosa servono le mani”. Anche con questo LP Umberto raccoglie un bel tributo da parte del pubblico che fa la fila ai negozi.

 

4.2. IL NUOVO TOZZI RIPARTE VINCENDO

 

Seguono alcuni anni di “silenzio” musicale . Orfano di Bigazzi, Umberto cerca di dare nuovo impulso alla sua carriera, e lo fa volando negli States, dove ritrova il suo amico Greg Mathieson, già artefice del successo di “Gloria” e degli album “Tozzi” e “Notte rosa” . Con un gruppo di lavoro che include altre vecchie conoscenze della west coast come il batterista John Ferraro, il cantautore torinese lavora ad un nuovo disco dove scrive “interamente” testi e musiche ed il risultato è perlomeno convincente.

L’album che esce nel 1994 si chiama “Equivocando”, e si apre con un bel singolo tirato (dove si sente molto la mano del mago californiano) che spopola nell’estate

e vince il Festivalbar ’94, “Io muoio di te”. In “Lei” Tozzi si misura in una delle tematiche a lui più congeniali. Il disco propone poi il rock della godibile “Equivocando”,

si apre con un bel coro, per poi dispiegarsi in uno svolgimento dove non esiste un vero e proprio ritornello o tema centrale, ma diversi pattern che si incrociano

riproponendo il tipico alternarsi di solista/coro, come d’abitudine del nostro:

Prosegue con le sonorità più tranquille di “Noi, nel mondo noi” che chiude il primo lato, il più significativo.

 

4.3. IL RITORNO AL SOCIALE E LA COLLABORAZIONE CON MOGOL

 

Misuratosi come autore tout-court, Umberto ha voglia di scommettere, e così pubblica un album per certi versi sorprendente come “Il grido” nel 1996.

La voglia del ritorno al rock di “Tozzi” e “Notte rosa” era già stata intravista nel precedente lavoro, ma ora tutto il disco è centrato su un pop/rock di pregevole fattura,

stile Toto. Il pezzo forte è la title- track con un coro di bambini che evoca atmosfere e significati angosciosi. La bella “Da che parte stai!?” sembra dedicata all’ex amico

Bigazzi, e nel contempo è lo sfogo di chi si è stufato di essere considerato solo una “macchina da mercato”. Canzone d’amore è la romantica “E ti voglio”:

Il cantautore piemontese si scaglia poi contro l’invadente fenomeno del Rap, “Monotonia rap”,si prosegue con l’interessante “Arriverà per sempre carnevale”,

con la roboante “Rosanna”,mentre il tema sociale è riproposto splendidamente in “Angeli”.

Si chiude con il breve inno pacifista ” No, bandiere”:

“No bandiere – vivi ancora

madre di un idea non tremare

nei campi umidi di ostilità

lacrima di piombo che va

Colora i fucili e poi contro i capi poi

spara l’amore che hai

perché non sei nato per fare il soldato

per chi non c’è mai ”

Un disco-capolavoro che non raccoglie però sul mercato quanto il precedente “Equivocando”, forse anche perché comincia in Italia una stagione “canzonettistica”

che è lungi dall’essersi chiusa, con un’invasione di suoni spagnoleggianti e sudamericani fatti apposta per non pensare.

Tuttavia “Il grido” resta il sigillo della seconda epoca d’oro di Umberto , quella che va dal 1987 (anno di pubblicazione di “Invisibile”) al 1996 appunto.

Coinvolto nel Progetto CET (Centro Europeo di Toscolano, in Umbria) dal vecchio amico Giulio Rapetti (Mogol) che già aveva trovato ai tempi della Numero Uno,

Tozzi affida a quest’ultimo (poi da lui definito come dotato di facoltà mediatiche) , la stesura dei testi del nuovo album del 1998, “Aria & cielo”.

Mogol e Tozzi, orfani entrambi di compagni ultraventennali, non avevano forse la pretesa di ripetere i fasti di Mogol/Battisti o anche dei migliori Tozzi/Bigazzi

ma certamente qualche velleità in più di quello che il disco effettivamente sarà, la dovranno pure aver coltivata. Il fatto è che Umberto indugia su soluzioni armoniche

e melodiche abbastanza scontate e che lo stesso grande paroliere non da assolutamente sempre il meglio di sé. Ciò che poteva essere e solo a tratti sarà si può intravedere

nella struggente e malinconica “Quasi quasi”. La title track “Aria e cielo” va su ritmi decisamente più rock per poi sciogliersi dopo un bel sincopato di chitarre che

accompagna la voce nelle fasi iniziali in un melodico e allo stesso tempo ritmico ritornello. Il più bel brano è forse “Brava” , una ballad dove Tozzi si misura in registri

inconsueti molto bassi che non abbandona (a differenza di come fa, ad esempio in “Gli alti siamo noi”) durante tutto lo svolgimento del brano:

Il dialogo padre-figlio è esposto in “Coerenza”. Belle canzoni sono poi senz’altro “Navi” dove Tozzi e Mogol costruiscono un’aria simile alla produzione dei migliori Queen, e “Affondato troppo innamorato” dove il bel testo di Mogol viene corredato dai ritmi beguine composti da Tozzi.Resta purtroppo però alla fine dell’ascolto l’impressione

di un album gradevole, che usa sonorità acustiche apprezzabili ma tuttavia anche di un’opera incompiuta.

 

4.4. LA NUOVA PRODUZIONE

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Nel 1999 Umberto festeggia il ventennale di “Gloria” con una Raccolta “Bagaglio a mano”, dove offre una carrellata dei suoi indimenticabili successi tutti riarrangiati

e adattati alle sonorità del nuovo millennio. Belle sono le nuove versioni di “Notte rosa”, “Gloria”, “Tu” ma soprattutto “Perdendo Anna” (migliorativa rispetto all’originale) ; del tutto dimenticabili quelle di “Ti amo” e “Si può dare di più”. Nella raccolta ci sono anche due inediti come “Conchiglia di diamante” e la bella “Mai più così”

Inizia qui la collaborazione con Marcello De Toffoli che sfocerà nella disgraziata avventura di Sanremo 2000 e nel bell’album “Un’altra vita”. L’avventura Sanremese inizia male con il ritiro di Leali che avrebbe dovuto interpretare “Un’altra vita”, finisce peggio con la Commissione che tra i due pezzi sceglie proprio quest’ultimo e Umberto

che rimedia una magra figura classificandosi all’ultimo posto. Ovvio poi che nella classifica finale gioca anche il fatto che è l’unico a rompere le uova nel paniere,

lamentandosi di come vengono con sufficienza presentati gli artisti e soprattutto del fatto che ci sono superospiti italiani che hanno venduto meno della metà delle sue copie.

Il pezzo, dedicato a un non meglio precisato spirito-guida, è bruttarello sia nella parte testuale che nella scontatissima linea melodica, ed infatti risulta un corpo del tutto

estraneo all’album, in cui Tozzi ritorna ai suoi abituali livelli medio-alti. Passando in fretta all’Album, il disco si apre con “Io e te naturalmente”, dove il fischio di Umberto apre la strada a una ballad che evoca brandelli battistiani ,le sonorità di “Thank you very much” riportano Tozzi nel 2000, con un testo fresco e musicale:

Ma chi sei, stella di mare

Tra le tue braccia mi confondo, guardami un po’

Sono io, sono proprio io

L’albero che cresceva in te….

Thank you very much

Thank you for your touch

Thank you for a day

Thank you anyway

In “Rosa di forntiera” il cantautore gioca sul nome “Desy” proponendo rime “ardite”,l ‘inizio di “Vagabondi” , molto gradevole, è fortemente in atmosfera Beatles, e poi si sviluppa con un bel ritmo, che riporta Tozzi su binari molto convincenti, bella la blueseggiante “Torna Settembre”:

Sai, quando un mattino di un bel Settembre

Ti sveglia e non decidi mai..

Due donne sole , ti chiedono amore

E lì cominciano i tuoi guai..

Come vedi ti son sempre vicino,

e abbandono le mie armi più in là

per tornare in libertà..”

La poetica di “Arcobaleno”e le sonorità di “Scivolando” ci consegnano un Tozzi pimpante e convincente, Il disco si chiude con la splendida “Mai dire mai” dove il Nostro torna ad esplorare territori jazzistici. Da segnalare, sul finire degli anni ’90 due collaborazioni estemporanee: la prima con Zero,Venditti e Alex Baroni per commemorare

la scomparsa di Ivan Graziani, l’altra con Enrico Ruggeri, Eros Ramazzotti, Raf e i Pooh nell’incisione del brano “Tu vivrai”.

 

CONCLUSIONI: Umberto Tozzi è un fenomeno atipico della nostra musica leggera

 

Raccolse e raccoglie maggior successo all’Estero (dove , come Zucchero, e a differenza dei vari Pausini e Ramazzotti, non è considerato un fenomeno spaghetti/pop) che in Patria, dove invece parte della Critica continua a negargli la definitiva consacrazione, che il pubblico gli ha definitivamente tributato. D’altra parte pur essendo tecnicamente un Cantautore, di fatto non è catalogabile in nessuna “scuola” e soprattutto ha sempre cercato di adeguare il suo stile a nuove soluzioni musicali, non rimanendo fermo su sé stesso. Ma, sebbene sia strano parlare così di un professionista che ha ottenuto così tanti riconoscimenti, resta per ora , rileggendo la sua carriera, il rimpianto di diverse “occasioni perdute”. A partire dal 1987 quando la CGD rovinò un progetto che poteva arricchire di certo il panorama artistico italiano con le carriere parallele di personaggi di primo piano quali Morandi, Tozzi e Ruggeri, per finire agli ultimi anni in cui Umberto ha interrotto la sua collaborazione con Mathieson che stava producendo esiti molto buoni (vedi gli album “Equivocando” e “Il grido”). Altro amaro in bocca lascia la non del tutto fruttuosa collaborazione con Mogol, da cui doveva nascere qualcosa di più. Poi forse la fortuna ed al tempo stesso il limite di Umberto fu il matrimonio artistico che per tanti anni ha portato avanti con Giancarlo Bigazzi.

Speriamo che questo patrimonio della nostra musica leggera non venga nuovamente dilapidato .

 

L’ULTIMO PERIODO DAL 2000 AD OGGI…….(inserito da Enrico-ts)

 

Nel 2002 esce una raccolta (l’ennesima, e non sarà l’ultima) dove oltre i classici di Umberto, troviamo “E non volo” e ” Angelita” due inediti non male e poi

alcune sorprese come “we are all the same” che sarebbe “Gli altri siamo noi” in versione inglese, come anche “Gloria” e “ti amo” in versione anglosassone.

Un doppio cd che vende abbastanza, e che ci avvicina all’album “Le parole”, altro fragoroso e scandaloso insuccesso al festival di Sanremo, con un brano

abbastanza bello, ma che a detta di molti poteva essere sostituito con la bella “Anch’io in paradiso” o la dolce “Amandoci”. Il cd è molto bello, ma mancante di quel

Tozzi rockeggiante che molti vorrebbero e speravano di risentire vista la collaborazione in quest’album di Greg Mathieson , il solo brano “Schiuma” che poi aprirà i

concerti del 2005, ha un sound abbastanza forte. L’album si fa ascoltare per buona parte, “E vinci ancora tu” e “Aria” sono brani molto accattivanti, gli altri brani

fanno parte di quelle canzoni che con il tempo raggiungono il prodotto voluto dall’autore, nel senso che bisogna ascoltarli più volte per apprezzarli, il cd chiude infine

con il brano strumentale “Barbarella” che riprende in fondo il refrain iniziale di “grande cuore” . L’album viene anche pubblicato in Spagna dove trova sempre migliori

consensi che in Italia. Dopo un lungo tour in giro per l’Italia Umberto vola in Canada e U.S.A. Attualmente è in lavoro un album insieme a Marco Masini, dove i due artisti si scambieranno alcuni dei più famosi brani, e duetteranno in tre inediti. L’uscita dell’album è prevista per il 24 novembre 2006.

 

Recensione di Daniele Moretti pubblicata sul sito http://www.hitparadeitalia.it tuuti i diritti riservati

 
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sabato 18 novembre 2017

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